Diario di una rompiballe senza arte nè parte: una valvola di sfogo contro il logorio della vita moderna per me che non bevo il Cynar


domenica 5 giugno 2016

Esperimento: Senza facebook



Chissà quanti ci hanno già provato. A disattivare facebook intendo. Per stanchezza, per insofferenza, per curiosità. 
A me è venuta la malsana idea così per caso, mentre lavavo il pavimento: pensavo innanzitutto al fastidio che provavo tutte le volte che un argomento diventava sovraesposto e per cui tutti avevano bisogno di dire qualcosa al riguardo, persino io; alle persone che volevo cancellare ma che incontravo tutti i santi giorni. Poi ho pensato egoisticamente e vanitosamente a chi si accorgerebbe della mia assenza, in quanto tempo e in che termini: disattivare un profilo oppure  non pubblicare più niente sono due cose molto diverse. 

'Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?' (Nanni Moretti).

E così è iniziata la mia disintossicazione, perchè alla fine di questo si tratta: quando prendi il telefono senza un motivo e tocchi l'icona blu come gesto automatico devi porti un paio di domande su quanto sia 'sano' perseverare. 
E' iniziata in maniera dolce disinstallando semplicemente l'applicazione sul cellulare e imponendomi di andarci solo dal pc che ormai non accendevo neanche più se non per pagare le bollette. Poi mi sono resa conto che nei momenti di noia accedevo a facebook senza l'utilizzo dell'applicazione ma sempre dal telefono, così solo per dare un'occhiata anche se con molta meno frequenza di prima. Allora ho deciso che basta e ho disattivato facebook, ma senza cancellare il profilo, che resta lì congelato e invisibile agli altri, ma a disposizione semmai un giorno volessi ritornarci.
A distanza di un paio di mesi devo dire che non mi manca affatto, se non per alcune ricerche su google che mi riportano ad aprire costantemente pagine facebook che hanno sostituito i siti internet per promuovere eventi, locali e manifestazioni. Le uniche persone che si sono accorte subito della mancanza, o che perlomeno mi hanno chiesto spiegazioni, sono state le mie care amate zie lontane che evidentemente si erano sentite più partecipi della mia vita da quando avevano deciso di registrarsi anche loro sul social. E ovviamente i genitori, che spaventati mi hanno telefonato apposta per sapere cosa era mai successo tipo un paio d'ore dopo :D (mio papà si disattiva di continuo ogni qualvolta lo fanno incazzare, ma poi torna perchè sotto sotto è un pò portinaia impicciona).
Nel primo mese di disattivazione ho letto 3 libri (non leggevo più da mesi), e 'incredibilmente' riesco comunque a tenermi al passo con gli accadimenti del mondo, per di più senza condizionamenti dell'opinione pubblica. 
Insomma, non è così terribile come mi immaginavo, anzi, si sta proprio bene e considerando che in questo momento sto anche aggiornando il blog direi che per me è un'esperienza solo che positiva. Provate anche voi.

lunedì 22 giugno 2015



'Carissimi africani, come va? Qui è l'Europa che vi parla! Da Bruxelles, avete presente?
Pensate che proprio da qui giusto un secolo e mezzo fa ci si divertiva a farvi lavorare gratis nelle piantagioni e nelle miniere per la maggior ricchezza di re Leopoldo, però dai, ragazzi, noi ci si conosceva già da parecchio prima: quando tutti insieme - inglesi, olandesi, portoghesi, spagnoli etc - abbiamo messo in catene 12 milioni di voi per venderli in America, e anche lì è stato un bel business. D'accordo, un paio di milioni ci sono rimasti durante la navigazione, ma pazienza: su quel lucrosissimo commercio triangolare abbiamo costruito la nostra rivoluzione industriale, quella che voi non avete avuto.
Poi però portarvi di là in catene non ci bastava più e allora abbiamo pensato di prendere direttamente le vostre terre, perché abbiamo scoperto che erano piene di roba che ci poteva essere utile. I francesi hanno iniziato dal nord e gli inglesi da sud, un po' di stragi a schioppettate ed è diventato tutto roba nostra. Anche i belgi, si diceva, si sono dati da fare, pensate che a un certo punto il loro impero era composto al 98 per cento di terre africane. Poi si sono mossi i tedeschi, infine gli italiani, insomma dopo un po' non c'era più un fazzoletto di continente che fosse vostro, che ridere.
A proposito degli italiani, come sempre sono arrivati ultimi, però si sono rifatti con il record di prima nazione al mondo che ha usato i gas sui civili, a un certo punto donne e bambini si ritrovavano dentro una nuvola di iprite e morivano a migliaia tra orrendi spasmi. «Mica vorranno che gli buttiamo giù confetti», disse il generale De Bono, che simpatico burlone. Il bello è che chi si trovava nei dintorni moriva anche una settimana dopo, il corpo pieno di devastanti piaghe, per aver bevuto l'acqua dei laghi piena di veleno, che fresconi che siete stati a non accorgervene.
Finito il colonialismo - ormai vi avevamo rubato quasi tutto, dai diamanti alle antiche pergamene amhare - non è che ci andasse proprio di levare le tende e allora abbiamo continuato a controllare la vostra politica e la vostra economia, riempiendo d'armi i dittatori che ci facevano contratti favorevoli, quindi comprando a un cazzo e un barattolo quello che ci serviva in Europa, devastando i vostri territori e imponendo le nostre multinazionali per quello che abbiamo deciso dovesse essere il vostro sviluppo. Voi creduloni ci siete cascati ancora e ci siamo divertiti così per un altro mezzo secolo.
Se poi un dittatore si montava un po' la testa e pensava di fare da solo, niente di grave: lo cambiavamo con un altro, dopo aver bombardato un po' di città e aver rifornito di cannoni le milizie che ci stavano simpatiche per massacrare quelle che ci stavano antipatiche. Del resto da qualche parte le mitragliatrici o i carrarmati che produciamo li dobbiamo pure piazzare, qui in Europa siamo in pace da settant'anni e mica possiamo rinunciare a un settore così florido.
Negli ultimi venti-trent'anni poi abbiamo creato un modello nuovo che si chiama iperconsumismo e globalizzazione, allora abbiamo scoperto che l'Africa era perfetta per comprarsi tutto quello che noi non volevamo più perché noi dovevamo possedere roba nuova e con più funzioni, così abbiamo trasformato il porto di Lomé in un immenso centro di svendita dei nostri vecchi telefonini e delle nostre vecchie tivù, tanto voi sciocchini vi comprate tutto pur di cercare di essere come noi.
Già che c'eravamo, abbiamo usato i vostri Paesi come discarica dei nostri prodotti elettronici ormai inutilizzabili, quelli che nemmeno voi potevate usare. Pensate che curiosa, la vita di un nostro accrocco digitale: inizia grazie al coltan per cui vi ammazzate nelle vostre miniere e finisce bruciando tra gas cancerogeni nelle vostre discariche; in mezzo ci siamo noi che intanto ci siamo divertiti o magari abbiamo scritto post come questo.
Insomma, ragazzi, siete nella merda fino al collo e ci siete da tre-quattrocento anni, ma a noi di avere avuto qualche ruolo in questa merda non importa proprio niente, non abbiamo voglia di pensarci e abbiamo altro da fare.
Negli ultimi tempi poi, con questa storia dei televisori, dei computer e delle parabole satellitari, purtroppo siete cascati in un altro increscioso equivoco, e cioè vi siete messi in testa che qui in Europa si sta meglio: ma come fa a venirvi in mente che vivere in una casa con l'acqua corrente e l'elettricità sia meglio di stare in mezzo al fango e tra quattro pareti di lamiera ondulata? Bah, che strani che siete. Anche questa cosa che avere un ospedale è meglio che morire di parto, o che uscire di casa a prendere un autobus sia meglio che uscire di casa e prendere una mina, o che mangiare tre volte al giorno sia meglio che morire di dissenteria per malnutrizione, che noia, mamma mia.
Così alcuni di voi, di solito i più sfigati, hanno iniziato a lasciare la baracca e le bombe per attraversare prima il deserto poi il mare e venire qui a rompere i coglioni a noi.
D'accordo, quelli che lo fanno alla fine sono poche decine di migliaia rispetto a oltre un miliardo di voi, perché non a tutti piace l'idea di morire nella sabbia o in acqua, e gli emigranti sono pochini anche rispetto a noi, che siamo mezzo miliardo, ma insomma, ve lo dobbiamo dire: ci stanno sui coglioni lo stesso e quindi non li vogliamo, perciò abbiamo deciso che devono tornare nel buco di culo di posto da cui vengono, anche se lì c'è la guerra, la fame, la malaria e tutto il resto di quelle cose lì. Tanto più che quelli che vengono qui mica stanno sempre bene, alcuni hanno pure la scabbia, e a noi non è che ci interessa perché hanno la scabbia, ci interessa che non vengano qui, è chiaro?
Concludendo, con tutta l'amicizia e senza nessun razzismo - ci mancherebbe, noi non siamo razzisti - dovreste gentilmente stare fuori dalle palle e vivere tutta la vita nell'inferno che vi abbiamo creato. E se fate i bravi, un lavoro in un cantiere di Addis o in una miniera di Mbomou per due dollari al giorno potete anche trovarlo, con un po' di culo, purché naturalmente a quella cifra lavoriate dieci ore dal lunedì al sabato a chiamata giornaliera, e non diciate troppo in giro quanta gente ci schiatta ogni giorno.
Se poi trasportate sacchi anche la domenica full time vi diamo qualcosa di più, così magari tra un po' potete comprarvi un altro nostro televisore di scarto, però - mi raccomando - da usare lì, nella baracca piena di merda di capra in cui vivete.


Contenti?'

di Alessandro Giliioli

giovedì 8 gennaio 2015

Facciamo di tutta l'erba un 'fascio'

leggetelo per favore


Mi spaventa l'odio e il fondamentalismo dei miei conterranei in questi ultimi tempi. Le frasi stupide diventate frasi fatte, dette con la facilità con cui i nostri nonni dicevano che 'non esiste più la mezza stagione'. Le frasi 'prova ad andare tu a casa loro e vedi come ti trattano' 'gli abbiamo lasciato costruire le moschee in casa nostra' 'buttargli una bomba e farli fuori tutti' hanno il sapore fondamentalista e filo-nazista dei loro stessi nemici. Cosa cambia? 
La religione è solo un pretesto, una chiave di lettura che non ho la benchè minima intenzione di usare, anche perchè per me una religione vale l'altra dal momento che non ho religione. 
L'Italia va a rotoli per colpa degli italiani che sono al Governo e di quelli che pensano che le cose vanno fatte in un certo modo perchè si è sempre fatto così o perchè gli fa comodo, non degli immigrati che scappano da casa loro per cercare una vita migliore.
Alcuni italiani non sono in grado di andare aldilà dei confini ideali che abbiamo creato, e immaginare che l'italia non è nostra solo perchè ci siamo nati ma che possiamo accogliere altre culture e arricchircene, invece che averne paura; non sanno pensare alla singolarità di ogni persona che hanno davanti, hanno bisogno di trovare una collocazione per ognuno che li faccia sentire migliori solo perchè sono italiani e sono stati fortunati a nascere qui. 
Mi fanno paura e rabbia, perchè la loro di rabbia è pericolosa e si fa forza da sola, alimentata dalla facilità con cui si dà la colpa a una religione invece che ai singoli che l'hanno male interpretata.
E pensare che la domenica vanno in chiesa a pregare l'Amore con la stessa serenità con cui poi fuori di lì buttano bombe virtuali sul prossimo, che schifo.

martedì 2 dicembre 2014

Chi non muore si rivede

Eccomi qui, a quasi 2 anni di distanza dall'ultimo post. Ammazza, penserà chi legge, avrà avuto 2 anni meravigliosi per non avere mai avuto nulla su cui dissentire... magari. La verità è che dovrei dissentire su me stessa e sulla pigrizia che mi contraddistingue. Più persone mi hanno 'rimproverato' di non aver più continuato a scrivere e quindi, mi ripeto, eccomi qui.
Prima di trovare argomenti su cui scrivere ho voluto rileggermi, pensando già che mi sarei trovata ridicola o patetica, presuntuosa o chissà quale altro aggettivo negativo, invece no. Presuntuosa lo sono ora dicendo che mi sono trovata divertente, ho riso grazie a me stessa, ed è una bella soddisfazione. Un motivo in più per riprendere davvero ciò che avevo smesso di fare.
E in due anni, di argomenti su cui dissentire uuuuhhhh ne ho a bizzeffe :D

giovedì 24 gennaio 2013

Scuola e religione




INFORMATIVA SULL'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA NELLE SCUOLE
Premesso che lo Stato assicura l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado in conformità all'Accordo che apporta modifiche al Concordato Lateranense (art. 9.2), il presente modulo costituisce richiesta dell'autorità scolastica in ordine all'esercizio del diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica. La scelta operata all'atto dell'iscrizione ha effetto per l'intero anno scolastico cui si riferisce e per i successivi anni di corso in cui sia prevista l'iscrizione d'ufficio, compresi quindi gli istituti comprensivi, fermo restando, anche nelle modalità di applicazione, il diritto di scegliere ogni anno se avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica.


Art. 9.2 dell'Accordo, con protocollo addizionale, tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede firmato il 18 febbraio 1984, ratificato con la legge 25 marzo 1985, n. 121, che apporta modificazioni al Concordato Lateranense dell'11 febbraio 1929:
"La Repubblica Italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All'atto dell'iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell'autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione".


Senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione, ripeto, SENZA CHE LA LORO SCELTA POSSA DAL LUOGO AD ALCUNA FORMA DI DISCRIMINAZIONE.
Ecco le paroline che mi sono trovata davanti ieri, quando, come milioni di italiani in questi giorni, ho iscritto mio figlio alla prima elementare sul sito del Ministero della Pubblica Istruzione.
Dove voglio arrivare? molto semplice. L'atto stesso per cui un bambino viene portato in un'altra aula con un altro insegnante per non seguire l'ora di religione è esso stesso un atto di discriminazione. Come si fa a spiegare ad un bambino di 6 anni che la sua mamma ed il suo papà hanno deciso per lui che non è la scuola il luogo giusto per imparare la religione (almeno fino a che il termine religione non comprende tutte le religioni e non solo una)? come si fa a spiegargli che se è l'unico bambino a dover uscire dalla classe non è perchè ha combinato qualcosa di male? perchè negli anni 2000, dove la popolazione in Italia tra le altre cose, non è più composta solo da italiani, nelle scuole si affrontano temi così importanti senza tener conto della sensibilità di tutti i religiosi e non solo quelli cattolici? e perchè si è deciso che i laici non hanno una sensibilità? perchè siamo in Italia. E' la risposta che sento più spesso ultimamente, per ogni argomento che riscontri dei problemi.
So di sollevare una questione vecchia come me, di non dire nulla di nuovo, e sono ben conscia del fatto che questa mia esternazione non risolverà di certo nulla, come non succede da anni, quando ogni tanto torna fuori l'argomento sui giornali e se ne riparla. Ne parlo lo stesso però, perchè penso che prima o poi qualcosa debba cambiare, e forse ci vuole solo un pò più di tempo.

Per mio figlio abbiamo deciso che nella scola materna non avrebbe frequentato la lezione di religione, ovviamente è troppo presto perchè qualcuno che non siano i genitori affronti l'argomento coi bambini, ovviamente abbiamo delle riserve sulla religione cattolica, non è certo un segreto. Ma fortunatamente la situazione è stata gestibile, perchè quando mio figlio all'uscita dall'asilo mi ha chiesto 'mamma? perchè oggi solo io sono andato nell'altra classe e gli altri no?'  ho deciso che da quel giorno sarei andato a prenderlo prima e non avrebbe più dovuto trovarsi in una situazione simile. Mio figlio, che tra i pro e i contro frequenta una piccola scuola, dove su 34 bambini, soltanto 2 non frequentano la religione. E purtroppo, anche in virtù di questo, più di tanto non posso oppormi, ma continuo a pensare che non sia giusto. Cresceranno bambini convinti che la religione cattolica sia l'unica giusta, ignorando che esistono altre forme di pensiero, e che non per questo ce ne sia una giusta e una sbagliata (anche se la fede di per sè è assolutista). E voglio sperare, che almeno su questa mia ultima affermazione non ci sia nulla da controbattere. E quando cresceranno, potrebbero diventare come alcuni dei loro genitori (non tutti fortunatamente), impegnati a far proseliti tra gli atei, ad inorridirsi per scelte laiche e non rispettando coloro che hanno idee diverse dalle proprie (sapeste quante lotte con chi non vuole accettare che mio figlio non sia stato battezzato). Strano. Pensavo che 'ama il prossimo tuo come te stesso' fosse proprio materia loro. Invece è proprio da loro che mi sento discriminata per le mie idee, e badate bene che io in dio vorrei crederci, non sono atea, solo che ho un'idea tutta mia. Non c'è nulla da fare: io devo stare attenta a ciò che dico per non offenderli, ma loro si possono permettere di dirmi che sbaglio e offendere me per le mie idee. Ha ragione Guzzanti quando dice 'So inoltre cosa significhi sentirsi indignati. Le affermazioni fatte da esponenti di quel mondo, o da politici che, più o meno sinceramente, parlano e decidono in sua difesa, delle nostre scelte in materia di sessualità, diritti, vita e morte, mi hanno offeso numerose volte e continuano ad offendere il mio sentimento laico.'

Ma veniamo al motivo per cui scrivo tutto questo. Alla riunione con il preside e le insegnanti della scuola  che frequenterà mio figlio ho scoperto che non mi verrà garantita l'uscita anticipata perchè specialmente in prima, non esiste un vero e proprio orario delle lezioni, visto che i bambini ancora a questa giovane età non riuscirebbero a seguirlo alla lettera. Mi è stato garantito però che nel caso decidessi di non fargliela frequentare, verrebbe affidato ad un'altra insegnante per fare altre attività. Quindi, al lato pratico, essendo l'unico della classe, si ritroverebbe da solo con un'altra maestra a fare chissà cosa, e ditemi se questa non è discriminazione. Cosa ho fatto? arrendermi all'evidenza, e fargliela frequentare. Non posso decidere di far combattere ad un bimbo di 6 anni una 'guerra' che non gli appartiene, solo perchè i suoi genitori hanno preso una posizione, non capirebbe, e non è questo il caso in cui impuntarsi. Diventerà grande, e noi gli spiegheremo il nostro punto di vista, senza obbligarlo ad essere come noi. Perchè lo sappiamo bene che c'è la vaga possibilità che per essere conforme ai suoi compagni, vorrà frequentare la Chiesa, e se dicessimo di no, allora faremmo lo stesso gioco di chi non è aperto ad altre forme di Credo. Lo seguiremo, gli chiederemo cosa gli hanno insegnato, cercando di capire, se possibile, quanto sono stati attenti a spiegargli con obiettività i grandi temi della vita, nella speranza che la religione a scuola venga intesa come lo studio della storia della religione, e non con l'intenzione di inculcargli idee che la religione non dovrebbe insegnare.
Crescerà e capirà, come abbiamo capito noi, che a questo mondo non c'è nulla di sicuro, e che se vuole credere in qualcuno, in qualcosa, dev'essere perchè lo ha scelto, e non perchè gli è stato imposto.


domenica 6 gennaio 2013

Il miracolo di Radio Maria e il digitale terrestre spento

Se chiamassi quelli di Mistero ci farebbero una puntata intera con il mio apparecchio televisivo del Signore. Milioni e milioni di fedeli in visita per sentire la tv che prega da spenta....miracolooooooo!
Ebbene miei cari fedeli, sappiate che il miracolo della moltiplicazione dei tumori lo fa invece la vostra amata Chiesa, quella che ogni giorno che passa mi porta a voler cambiare religione invece che il contrario, ammesso che io creda ancora in qualcosa.
Ho una vecchia tv 16:9 che con l'avvento del digitale terrestre ha avuto bisogno di un supportino a parte per funzionare ancora: il decoder. Ieri sera prima di andare a letto, spengo il digitale terrestre, e per un paio di minuti la tv resta accesa coi classici puntini grigi, il nulla insomma. E invece no: la mia tv inizia a pregare. E dopo aver sentito fenomeni di 'pregamento magico' uscire anche dai citofoni faccio subito 2+2: è sicuramente Radio Maria. La cosa però, chissà perchè, mi ricorda tanto 1984, un'imposizione alla religione cattolica che noto ovunque sempre più spesso, se la Chiesa non cambia subito atteggiamento fra qualche anno, con le nuove generazioni, si ritroverà con in mano un pugno di mosche. Amen.

giovedì 15 novembre 2012

2+2=5 Calcoli, coliciste ed infermieri

Cronistoria di un'avventura all'ospedale

Per una serie di sintomi che non sto qui ad elencare (un pò per privacy, un pò per evitarvi letture poco piacevoli) mi reco al pronto soccorso; qui vengo visitata, e durante l'ecografia per controllare che l'addome fosse a posto mi vengono trovati numerosi calcoli nella cistifellea. Inizialmente questo particolare viene tralasciato perchè i sintomi non paiono essere correlati al problema dei calcoli. Seguono quindi altri esami: coprocoltura, urinocoltura, esami per la celiachia, esami per il diabete, risultato tutto nella norma. 
Il medico di base decide quindi di indirizzarmi verso uno specialista, un gastroenterologo dell'asl, il quale, con una certa sicurezza mi fa capire che tutto è collegato e che quindi i sintomi che manifesto sono da attribuirsi proprio alla cistifellea; per evitare che il problema peggiori e che ci sia bisogno di un intervento tempestivo in una condizione fisica peggiorata mi consiglia di andare da un chirurgo per mettermi in lista per una colicistectomia programmata. Mi prescrive con ricetta una visita chirurgica urgente e mi indirizza verso l'ambulatorio di chirurgia la mattina stessa. Mi reco con tale ricetta verso l'ambulatorio e mi viene detto che in giornata c'erano molte persone e che quindi potevo ritornare o dopo le altre visite, oppure la settimana successiva (un mercoledì alle ore 11), perchè essendo la visita urgente loro avevano l'obbligo di visitarmi il prima possibile.
Decido, in base ai miei impegni, di ritornare la settimana successiva, e alle 11 mi presento puntuale. Qui scopro che però ci sono ancora molte persone davanti a me, quindi prendo il numero e attendo il mio turno (la visita poi verrà effettuata all'1.30). Durante la visita mi viene detto che avendo io fatto l'ecografia in pronto soccorso non c'è referto da consultare, ma solo due righe scritte dal dottore di turno al pronto soccorso quel giorno, che per il tipo di sintomi sarebbe stato meglio ci fosse il chirurgo e non la dottoressa, praticante del chirurgo. Quest'ultima scrive quindi due righe al mio medico di base dove precisa che 'si richiede etg addome completo urgente per sospetta litiasi colicistica' e a me spiega che molto probabilmente se l'ecografia la facessi privatamente i tempi sarebbero minori. A consulto con le infermiere mi viene detto che non appena ho in mano l'ecografia, al venerdì o al lunedì al più tardi posso ritornare da loro, in modo da proseguire l'iter necessario per eseguire l'operazione di colicistectomia. 
Il giorno successivo, giovedì, mi reco dal mio medico di base per fargli avere il foglio della dottoressa, il quale mi fa sapere che l'ecografia me la poteva prescrivere con urgenza direttamente lei, e che esiste un apposito riquadro nella ricetta dove viene specificata l'urgenza di tale prestazione. Con la ricetta urgente, infatti, il giorno successivo, ossia venerdì pomeriggio, faccio l'ecografia.
Al lunedì, come mi era stato detto, mi presento presso l'ambulatorio di chirurgia, dove attendo nuovamente la fine delle visite, sempre prendendo il numero, e quando viene il mio turno l'infermiera esce e riconoscendomi mi fa saper che in quella giornata non è presente la dottoressa che mi aveva visitato la volta precedente, e che quindi sarei dovuta ritornare mercoledì per non dover raccontare di nuovo tutta la sintomatologia ad un nuovo chirurgo. Mi viene detto di tornare alle 11, conoscendo la tempistica delle visite, chiedo se per caso non è meglio ritornare più tardi delle 11, ossia quando tutti gli altri pazienti sono stati medicati e visitati. Mi viene detto che alle 11 loro di norma terminano con gli appuntamenti e che quindi non è necessario venire più tardi. Me ne torno a casa e mi ripresento due giorni dopo, al mercoledì alle 11 e mi ritrovo così di nuovo in coda come le volte precedenti. La stessa infermiera mi spiega che prima devono fare tutti gli altri pazienti, che con me sono stati gentili a farmi passare avanti le altre volte (mentendo), e che quindi dovevo prendere il numero ed attendere il mio turno. Le ho spiegato che era stata lei a dirmi di tornare a quell'ora e che lunedì mi avevano fatto venire per niente, dal momento che il chirurgo che mi aveva seguita quel giorno non faceva ambulatorio. Mi è stato risposto che avrei dovuto prendere il numero e basta.
Per dovere di cronaca, informo che ho deciso di cambiare struttura ospedaliera e farmi seguire da un'altra parte.

giovedì 1 marzo 2012

Mozzarelle in offerta andate a male

Alla prima volta che mi è successo ho pensato che fosse un caso, alla seconda mi trovo a trarre le dovute conclusioni che nel supermercato Conad Leclerc in cui faccio la spesa, quando hanno della merce non correttamente conservata, la mettono in offerta a prezzi stracciati e chi s'è visto s'è visto. Poi io a casa, la apro magari anche la assaggio e mi rendo conto che è rancida, com'è successo la volta scorsa. Ieri invece si vedeva ad occhio nudo che evidentemente non era stata rispettata la catena del freddo. Ma tanto a loro che gliene frega, metteranno in conto anche che la gente non torna indietro a farsi cambiare la mozzarella e intanto guadagnano anche sulla merce da buttare. Complimenti davvero.

Il supermercato di cui parlo è il Leclerc Conad di S. Stefano Magra (SP).