Diario di una rompiballe senza arte nè parte: una valvola di sfogo contro il logorio della vita moderna per me che non bevo il Cynar


sabato 5 marzo 2011

La potenza del marchio











Stamattina sono andata a fare la spesa. Ero lì immersa nel banco frigo a scegliere tra le innumerevoli confezioni di burro. Di solito, se non devo farci qualcosa di particolare dove il burro è parte importante del piatto compro il primo che mi capita. Prendo in mano quello marchiato conad, che tra l'altro era in offerta; giro e leggo: prodotto per Conad da Parmareggio spa. Perfetto. Passa di lì una signora con un'amica: "devo comprare il burro" "uh guarda, prendi il Parmareggio che è buono" e quello prendono.
Bene. Sappiate che il burro della Conad costava la metà. Chissà se alla Parmareggio si prendono la briga di fare un burro meno buono apposta per la Conad. Ho il sospetto di no.

2 commenti:

Me and I ha detto...

è vero che il marchio molte volte non è tutto, ma per esempio con la pasta io mi trovo meglio con quella di marca.
Con altre sottomarche o marche sconosciute, capita che non esista il momento in cui è al dente.
Direi in particolare qui in Giappone... T_T

Nutella ha detto...

certo anche questo è vero. Anche per me alcune cose di marca sono insostituibili, soprattutto la pasta come dici tu (io preferisco la voiello).
Però il mio discorso era un pochino diverso, nel senso che tutti e due i panetti di burro vengono fatti dalla stessa casa produttrice, quindi suppongo che siano uguali: è la confezione che poi fa la differenza, ed è questa la potenza del marchio.