Diario di una rompiballe senza arte nè parte: una valvola di sfogo contro il logorio della vita moderna per me che non bevo il Cynar


giovedì 24 gennaio 2013

Scuola e religione




INFORMATIVA SULL'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA NELLE SCUOLE
Premesso che lo Stato assicura l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado in conformità all'Accordo che apporta modifiche al Concordato Lateranense (art. 9.2), il presente modulo costituisce richiesta dell'autorità scolastica in ordine all'esercizio del diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica. La scelta operata all'atto dell'iscrizione ha effetto per l'intero anno scolastico cui si riferisce e per i successivi anni di corso in cui sia prevista l'iscrizione d'ufficio, compresi quindi gli istituti comprensivi, fermo restando, anche nelle modalità di applicazione, il diritto di scegliere ogni anno se avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica.


Art. 9.2 dell'Accordo, con protocollo addizionale, tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede firmato il 18 febbraio 1984, ratificato con la legge 25 marzo 1985, n. 121, che apporta modificazioni al Concordato Lateranense dell'11 febbraio 1929:
"La Repubblica Italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All'atto dell'iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell'autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione".


Senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione, ripeto, SENZA CHE LA LORO SCELTA POSSA DAL LUOGO AD ALCUNA FORMA DI DISCRIMINAZIONE.
Ecco le paroline che mi sono trovata davanti ieri, quando, come milioni di italiani in questi giorni, ho iscritto mio figlio alla prima elementare sul sito del Ministero della Pubblica Istruzione.
Dove voglio arrivare? molto semplice. L'atto stesso per cui un bambino viene portato in un'altra aula con un altro insegnante per non seguire l'ora di religione è esso stesso un atto di discriminazione. Come si fa a spiegare ad un bambino di 6 anni che la sua mamma ed il suo papà hanno deciso per lui che non è la scuola il luogo giusto per imparare la religione (almeno fino a che il termine religione non comprende tutte le religioni e non solo una)? come si fa a spiegargli che se è l'unico bambino a dover uscire dalla classe non è perchè ha combinato qualcosa di male? perchè negli anni 2000, dove la popolazione in Italia tra le altre cose, non è più composta solo da italiani, nelle scuole si affrontano temi così importanti senza tener conto della sensibilità di tutti i religiosi e non solo quelli cattolici? e perchè si è deciso che i laici non hanno una sensibilità? perchè siamo in Italia. E' la risposta che sento più spesso ultimamente, per ogni argomento che riscontri dei problemi.
So di sollevare una questione vecchia come me, di non dire nulla di nuovo, e sono ben conscia del fatto che questa mia esternazione non risolverà di certo nulla, come non succede da anni, quando ogni tanto torna fuori l'argomento sui giornali e se ne riparla. Ne parlo lo stesso però, perchè penso che prima o poi qualcosa debba cambiare, e forse ci vuole solo un pò più di tempo.

Per mio figlio abbiamo deciso che nella scola materna non avrebbe frequentato la lezione di religione, ovviamente è troppo presto perchè qualcuno che non siano i genitori affronti l'argomento coi bambini, ovviamente abbiamo delle riserve sulla religione cattolica, non è certo un segreto. Ma fortunatamente la situazione è stata gestibile, perchè quando mio figlio all'uscita dall'asilo mi ha chiesto 'mamma? perchè oggi solo io sono andato nell'altra classe e gli altri no?'  ho deciso che da quel giorno sarei andato a prenderlo prima e non avrebbe più dovuto trovarsi in una situazione simile. Mio figlio, che tra i pro e i contro frequenta una piccola scuola, dove su 34 bambini, soltanto 2 non frequentano la religione. E purtroppo, anche in virtù di questo, più di tanto non posso oppormi, ma continuo a pensare che non sia giusto. Cresceranno bambini convinti che la religione cattolica sia l'unica giusta, ignorando che esistono altre forme di pensiero, e che non per questo ce ne sia una giusta e una sbagliata (anche se la fede di per sè è assolutista). E voglio sperare, che almeno su questa mia ultima affermazione non ci sia nulla da controbattere. E quando cresceranno, potrebbero diventare come alcuni dei loro genitori (non tutti fortunatamente), impegnati a far proseliti tra gli atei, ad inorridirsi per scelte laiche e non rispettando coloro che hanno idee diverse dalle proprie (sapeste quante lotte con chi non vuole accettare che mio figlio non sia stato battezzato). Strano. Pensavo che 'ama il prossimo tuo come te stesso' fosse proprio materia loro. Invece è proprio da loro che mi sento discriminata per le mie idee, e badate bene che io in dio vorrei crederci, non sono atea, solo che ho un'idea tutta mia. Non c'è nulla da fare: io devo stare attenta a ciò che dico per non offenderli, ma loro si possono permettere di dirmi che sbaglio e offendere me per le mie idee. Ha ragione Guzzanti quando dice 'So inoltre cosa significhi sentirsi indignati. Le affermazioni fatte da esponenti di quel mondo, o da politici che, più o meno sinceramente, parlano e decidono in sua difesa, delle nostre scelte in materia di sessualità, diritti, vita e morte, mi hanno offeso numerose volte e continuano ad offendere il mio sentimento laico.'

Ma veniamo al motivo per cui scrivo tutto questo. Alla riunione con il preside e le insegnanti della scuola  che frequenterà mio figlio ho scoperto che non mi verrà garantita l'uscita anticipata perchè specialmente in prima, non esiste un vero e proprio orario delle lezioni, visto che i bambini ancora a questa giovane età non riuscirebbero a seguirlo alla lettera. Mi è stato garantito però che nel caso decidessi di non fargliela frequentare, verrebbe affidato ad un'altra insegnante per fare altre attività. Quindi, al lato pratico, essendo l'unico della classe, si ritroverebbe da solo con un'altra maestra a fare chissà cosa, e ditemi se questa non è discriminazione. Cosa ho fatto? arrendermi all'evidenza, e fargliela frequentare. Non posso decidere di far combattere ad un bimbo di 6 anni una 'guerra' che non gli appartiene, solo perchè i suoi genitori hanno preso una posizione, non capirebbe, e non è questo il caso in cui impuntarsi. Diventerà grande, e noi gli spiegheremo il nostro punto di vista, senza obbligarlo ad essere come noi. Perchè lo sappiamo bene che c'è la vaga possibilità che per essere conforme ai suoi compagni, vorrà frequentare la Chiesa, e se dicessimo di no, allora faremmo lo stesso gioco di chi non è aperto ad altre forme di Credo. Lo seguiremo, gli chiederemo cosa gli hanno insegnato, cercando di capire, se possibile, quanto sono stati attenti a spiegargli con obiettività i grandi temi della vita, nella speranza che la religione a scuola venga intesa come lo studio della storia della religione, e non con l'intenzione di inculcargli idee che la religione non dovrebbe insegnare.
Crescerà e capirà, come abbiamo capito noi, che a questo mondo non c'è nulla di sicuro, e che se vuole credere in qualcuno, in qualcosa, dev'essere perchè lo ha scelto, e non perchè gli è stato imposto.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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